“Il grande Oplà della Scuola di Là”

Nel paese di Là i bambini andavano a scuola ed i grandi sbrigavano le loro faccende, come in tutti i paesi di qua e di là del mondo… Un giorno successe però un pasticcio, perché la scuola finì sopra un albero e i bambini non ci poterono andare più. Sopra un albero? Certo! E pure a testa in giù. Ma andiamo con ordine, o finirete per non capirci più nulla.

C’era questo paese di Là dove i bambini andavano a scuola, ma non è che ci andassero sempre così volentieri, ci andavano… a volte perdendosi lungo la strada per arrivare in ritardo, a volte correndo a chi arrivava primo e, una volta dentro, c’era chi schiacciava il naso contro i verti della finestra immaginando quanto doveva essere caldo il sole, quanto pungente la pioggia, quanto alta la neve. Però alla loro scuola ci erano affezionati e anche al loro maestro. Così quando finirono sull’albero fu davvero un bel pasticcio!

Capitò infatti che ci fu una fantastica tempesta. Avrei potuto dire una terribile tempesta, un tremendo uragano e così via, ma la verità è che per descrivere il putiferio che successe, occorrerebbe davvero una fantasia sconfinata, tanto fu grande il parapiglia che si lasciò alle spalle: cielo color carbone, un vento così forte che faceva sbattere le persiane anche se erano chiuse, foglie che volavano dappertutto e cercavano riparo in casa infilandosi da sotto le porte. I bambini, più curiosi che impauriti, passavano le giornate alla finestra e, di quando in quando, chiedevano: ma quanto durerà ancora? I più grandicelli a volte chiedevano anche perché e i vecchi raccontavano di come grandi quantità d’aria, metà molto calda e metà molto fredda, si potessero scontrare, scatenando così tutta quella furia distruttrice. La stessa aria, solo perché un po’calda e un po’ fredda, poteva provocare tutto quel pandemonio? La stessa aria? – si domandavano ingenuamente i più piccoli. Alle volte invece i vecchi non rispondevano alle domande dei bambini, ma dai loro sguardi si poteva pensare che sapessero perfettamente perché accadeva tutto ciò.

Durò un tempo imprecisato, giacché, quando finalmente il vento cessò, l’unico che non si era stufato di contarne i giorni – un anziano appassionato di matematica e origami giapponesi – ebbe un attacco di amnesia: l’unica cosa che ricordava era che doveva trattarsi di un numero divisibile per nove. Che fossero 18  giorni o 180 non ci importa, perché quello che fa andare avanti la storia fu il grido lanciato dal coraggioso che per primo aveva avuto il coraggio di mettere il naso fuori dall’uscio: “La scuola! Non c’è più!” I bambini… contenti!!! Era finita la fantastica tempesta e si era pure portata via la scuola:si preannunciavano intere giornate all’aria aperta, dopo tutto quel tempo tappati in casa!

“Eccola là!” – un grido interruppe le precoci fantasticherie. La scuola non era stata portata chissà dove dal vento ma se ne stava appollaiata sopra un grande albero poco distante: un castagno, per l’esattezza. E non solo se ne stava abbarbicata in mezzo ai rami, cosa già strana di per sé, ma stava pure a gambe all’aria, cioè… a fondamenta all’aria.

Il Signor Maestro, con i capelli senza dubbio più bianchi per lo spavento, camminava speditamente sul soffitto, cercando di recuperare i libri sparsi ovunque, e di catturare un ragnetto dispettoso a cui dava tenacemente la caccia da un po’. Ai bambini, tra i primi accorsi sul posto, l’idea di poter raccogliere castagne stando seduti al loro banco sul soffitto della scuola parve subito geniale! Senonché il Sindaco ed il Direttore protestarono subito che andava trovata una soluzione, che la scuola doveva essere tirata giù al più presto, maestro compreso. Quest’ultimo, raggiante per essere finalmente riuscito ad imprigionare il ragnetto, urlò di sotto che sarebbe rimasto là a sorvegliare la scuola, temendo forse bibliche incursioni di scoiattoli nello sfortunato edificio. A turno le mamme del paese si preoccupavano di preparare il pranzo per il valoroso insegnante, mentre il direttore ed il sindaco passavano giorni e notti chiusi in ufficio nel tentativo di trovare una soluzione. Gli unici senza grattacapi parevano essere proprio i bambini che, messi da parte per un po’ apostrofi, accenti, parentesi, addizioni, sottrazioni ed altre cose che avevano già dimenticato, recuperavano il tempo perduto in casa nei giorni della tempesta.

Finché un bel mattino il paese di Là fu attraversato da un clamoroso grido di giubilo: qualcosa di molto simile ad un Sìììììììììììììììì !!!!!!!!!!!!!! tirò giù dal letto gli ultimi pigri, facendo tremolare vetri e muri maestri. Il maestro, che approfittava del fresco del mattino per ripulire le grondaie dal fogliame per lo spavento quasi casco giù. Era già capitato che al sindaco ed al direttore era venuta finalmente l’idea giusta: si sarebbe costruito un grandioso scivolo su cui la scuola sarebbe stata fatta scorrere fino a toccare di nuovo terra, e senza danni. Il direttore, che era sempre stato persona molto fantasiosa, propose di aggiungere al fondo dello scivolo, come tocco di finezza, una mezza giravolta in modo che la scuola, prima di giungere a terra, avrebbe compiuto un mezzo giro in aria per ricadere poi dritta com’era prima che il vento la portasse sull’albero. L’idea piacque subito a tutti, compresi i bambini,sempre pronti ad entusiasmarsi per le novità, specie se un po’ bizzarre.

Tutti gli abitanti del paese di Là si rimboccarono le maniche, sfoderarono asce, chiodi e martelli ed in pochi giorni l’ambizioso progetto dello scivolo divenne realtà. Ora si trattava però di spingere la scuola fino sul bordo della discesa e poi sperare che tutto andasse come previsto. Gli abitanti di Là si misero tutti insieme a strattonare l’albero, ma gli unici risultati furono che al maestro caddero giù gli occhiali da vista e che tutti furono colpiti da una pioggia di ricci di castagne. Ci volevano più braccia, giacché l’albero era robusto e la scuola pesante (su quest’ultimo punto concordarono anche i bambini!):

Così venne fatta circolare la voce che serviva l’aiuto di tante persone per restituire finalmente la scuola ai bambini del paese di Là. La notizia fece il giro del mondo in un battibaleno: tutti volevano partecipare, tutti volevano dare una mano, perfino dal paese di Qua, che stava ovviamente molto lontano. E ancora una voltale menti geniali del sindaco e del direttore trovarono la soluzione: si sarebbe legata all’albero una corda lunghissima che avrebbe permesso di raggiungere anche i paesi più distanti, lontano fin dove qualcuno si era offerto di dare un aiuto. Al momento convenuto tutti si trovarono pronti lungo il percorso della strabiliante corda e, come in una esagerata gara di tiro alla fune, diedero tutti insieme un prodigioso strattone!  L’albero vacillò, lasciando cadere gli ultimi ricci con le castagne più mature e la scuola, tra sinistri scricchiolii, si spostò pian piano verso il bordo dello scivolo… si avvicinò, si avvicinò finché… viaaaa!!! Scese a rotta di collo il piano inclinato, fece un mezzo salto mortale come sulle montagne russe e cascò, dritta ed intatta, nel punto esatto dove stava prima della tempesta (anche se qualcuno insinuò fosse un po’ più a sinistra…). Grida di giubilo, qualche lacrima di commozione e mani che si stringevano lungo tutto il percorso della corda. Il maestro fu ritrovato mezzo sepolto dai libri che aveva appena finito di sistemare, con i capelli stavolta completamente bianchi, ma felice per l’abbraccio dei suoi alunni ritrovati.

Nel paese di Là si fece una grande festa per festeggiare la scuola, ritornata finalmente al suo posto: il grande albero fornì le castagne per una torta memorabile e si bevve e ballò per una buona settimana. La lunga corda, che aveva unito in uno sforzo comune così tante persone, venne lasciata esattamente dov’era, in modo che tutti quelli che avevano collaborato alla buona riuscita dell’impresa potessero, un giorno, seguendone il cammino, trovare la strada per il paese di Là, dove sarebbero stati accolti da volti amici e festosi. Anche lo scivolo venne conservato, per la gioia dei bambini che, in realtà, più che alla riapertura della scuola, già pensavano alla prima, imminente, nevicata.

 

Nota per i grandi: come sicuramente qualche bambino lì intorno vi avrà già fatto notare, questa breve fiaba senza grosse pretese vuole essere uno spunto per raccontare la storia – questa volta vera – della Scuola di Mala Socanica, nel Comune di Derventa, nella Repubblica Serba di Bosnia. Qui, anzi Là, la grande tempesta, una sanguinosa, ennesima guerra tra popoli fratelli, ha avuto come conseguenza indiretta la mancanza di un edificio dove i bambini di questa frazione di Derventa, sperduta tra le colline del centro della Bosnia, potessero andare a seguire le lezioni: le due stanze di una casa privata che venivano impropriamente usate a tale scopo non erano utilizzabili e lo Stato, per la perdurante crisi economica seguita alla guerra, non poteva fare fronte con i propri mezzi per procurare un nuovo edificio. Così il Direttore della sede centrale di Derventa della scuola, Milorad Divnic, il vice direttore Cedo Popovic ed altri ancora, si sono attivati: è stato preparato un progetto per una nuova scuola, sono stati contattati impresari, Ministeri, gli abitanti di Mala Socanica ed anche noi del Gruppo Arcobaleno o.n.l.u.s., che da tanti siamo vicini a Derventa. Un po’ di Qua, un po’ di Là, i soldi sono stati trovati e la scuola è stata inaugurata e ha cominciato a funzionare. Lo scivolo ha funzionato e la corda è ancora là, ce l’avete fra le mani e potete ancora utilizzarla perché, grazie a quella corda, si potranno fare ancora altri “miracoli” come quello della scuola di Là!

GRAZIE A TUTTI !!!

Chi siamo

Il Gruppo Arcobaleno onlus, costituito ufficialmente nel 1998 ma operante fin dal 1993, si occupa del soccorso umanitario verso i territori della ex Jugoslavia, zona colpita, tra il 1991 e il 1996, da una devastante guerra civile.

 

 

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Dopo una prima fase in cui l’obiettivo principale era quello di rifornire con generi di prima necessità i campi profughi della Croazia, della Bosnia e dell’Albania, il nostro intervento si è concentrato sulla cittadina serbo-bosniaca di Derventa, importante centro di una zona duramente colpita dai combattimenti ed un po’ dimenticata, negli anni successivi, dagli aiuti internazionali da destinare alla sua ricostruzione.

 

Eventi significativi del Gruppo

Tra i momenti particolarmente significativi per il Gruppo Arcobaleno figurano: la firma del Gemellaggio tra la Città di Pinerolo e la Città di Derventa, la partecipazione ad un matrimonio ortodosso, la consegna a Violeta Pecic del contributo per l’acquisto del cane-guida e la conoscenza dell’Associazione Sunce (Udruzenjie Sunce) che diventerà l’obiettivo principale del nostro impegno.

Alcuni progetti

Adotta Sunce

Il termine serbo “Sunce” significa “Sole“. Si tratta di un’associazione […]

Un cane per Violeta

Violeta felice insieme alla sua “guida” Lia.

Scuola di Mala Sočanica

           

I progetti in Italia

Per raccogliere il materiale necessario ai viaggi umanitari e per […]